| le fantasmagoriche placche del Pesce |
| la parete di punta Rocca |
| chissà quale sarà la fessura da prendere?😃 |
| si inizia con un caminaccio ruspante e un po' croccante |
| passetto in traverso in placca sul secondo tiro |
| Dino si diverte su bel tiro di roccia ottima |
| la via continua nella sua grande logicità e su bella roccia grigia |
| un Baglians entusiasta |
| Un bellissimo traverso su placca |
| fuori dal camino rigole ovunque! |
| grottino da bivacco super! |
| verso l'imbutone della variante d'uscita Stenico |
| il tiro chiave della stenico lunga una fessura rossa atletica sul VI |
| la vetta della Regina |
Dopo la spedizione sulla nord delle Jorasses con Marco e Alessandro l'alta pressione continua.
Marco propone la Vinatzer Messner in Marmolada e ovviamente accetto subito!
Sono caldissimo, assetato di grandi salite e non ho mai scalato in dolomiti.
Con noi ci sarà il mitico Dinoru noto anche come l'imperatore, uno dei più attivi membri di Gulliver.it.
Arrivati a Malga Ciapela di notte, ci sistemiamo alla meglio coi sacchi a pelo in un campeggio ormai chiuso. C'è una stellata incredibile e fa un freddo becco!
Prepariamo gli zaini per la salita contrattando tra di noi il materiale da portare. C'è chi non vuole rinunciare al microonde, chi pretende di portare un salame intero, Dino che vuole portare un sacco a pelo aggiuntivo modello "Vacanze a Riccione" imbottito di pelo di cane e decorato con una fantasia floreale.
Si impone sugli inetti il Bagliani, futuro accademico e tra i più grandi strateghi del panorama alpinistico, costringendoci a tagli e tagli sul materiale.
Nonostante tutto gli zaini si riveleranno abbastanza monumentali.
All'alba la parete si mostra in tutta la sua immensità tingendosi di arancio. Che momento magico.
In breve arriviamo sotto l'evidentissimo fessurone della Vinatzer.
Insisto per partire e vengo lasciato fare. Tanto l'austero caminone iniziale su roccia rossa a cubetti non fa certo così gola.
Ne esco con dignità e carico di entusiasmo. I compagni condividono meno quest'euforia mentre salgono sulla roccia lievemente strapiombante tra cubotti e lame che suonano, sbilanciati dagli enormi zainoni.
Si continua per alcuni tiri sempre di stampo molto dolomitico fino a raggiungere il bel calcare grigio che ha reso famosa la Marmolada.
Uno strapiombo corto ma intenso mette a dura prova la motivazione dei secondi gravati dal grande carico. "Certo che se dobbiamo farci altri tredici tiri di facchinaggio così per arrivare in cengia..."
Dopo breve briefing mi offro di immolarmi per la buona riuscita dell'impresa. Faccio andare davanti Dino e mi carico come un asino togliendo un po' di peso a Marco.
Dino, finalmente leggero come una farfalla, ci conduce per delle fessure molto bella di roccia super. Nelle retrovie invece c'è poco spazio per il bel gioco: si lotta. si sbuffa e si impreca ma si sale.
Un bel traverso su placca ci porta sotto un diedrone verticalissimo (IV secondo Giordani, provare per credere..). Seguono dei camini slavati e non banali e ormai alla luce delle frontali arriviamo alla tanto agognata cengia.
Infilatici nel generoso grottino, passiamo una confortevole notte nonostante le temperature sotto zero.
Decidiamo di non percorrere la variante Messner temendo di esser troppo lenti e ci lanciamo per il canale classico della Vinatzer. Dove questo si biforca seguiamo la variante Stenico.
L'arrampicata non è certo degna del meglio Verdon ma in qualche modo raggiungiamo la vetta di Punta Rocca. E' il primo pomeriggio di una magnifica e fredda giornata autunnale. Cielo terso, ambiente maestoso, funivia chiusa, ghiacciaio bello secco...
Non è mica finita l'avventura!
Ben presto ci troviamo su neve più dura del dovuto a camminare sulle uova, chi col martello in mano , chi con un semplice chiodo da usare come pugnale.
Non sarebbe bello fare uno scivolone, per cui iniziamo a scendere con una serie infinita di calate su funghi di neve da noi intagliati col martello.
La neve è cosi dura che i funghi reggerebbero il peso di una Seicento ma l'operazione non è delle più rapide.
Raggiungiamo la macchina ormai al buio e iniziamo il lungo viaggio fino a Torino.
Domani è lunedì e ci tocca lavorare. Il Baglians tiene ancora le redini delle cordata in qualità di navigatore e i chilometri passano scanditi dai suoi avvertimenti "Velox", "Velox!".
All'improvviso mentre sto sonnecchiando vengo svegliato da un grido " Cervoooo!". Apro gli occhi e vedo la sagoma di un cervo maschio in buona forma proiettata in volo verso il cofano della macchina.
In una frazione di secondo Dino inchioda ma lo centriamo lo stesso.
Per un miracolo della cinetica l'impatto non è così tosto e la povera bestia si rialza immediatamente e se ne va come nulla fosse.
Scendiamo temendo di trovare un disastro e invece la macchina non è neanche borlata come se il cervo fosse stato fatto di polistirolo.
Benedicendo questa botta di fortuna proseguiamo il nostro tremendo rientro.
Intorno alla due di notte siamo in un'area sulla tangenziale a dividere la ferraglia e salutarci aspettando la prossima avventura.